Otto luoghi da vedere in un giorno nel centro storico di Roma. Itinerario a piedi

Un itinerario turistico a piedi intorno al centro storico di Roma con molte “chicche” e luoghi sconosciuti anche ai romani, come le opere del Caravaggio all’interno della Chiesa San Luigi dei Francesi

Tale e tanta la bellezza, così vasto ed imponente il patrimonio storico-artistico, che nel centro di Roma si rischia decisamente di perdersi. Esperienza – quella del perdersi tra le meraviglie del centro – affatto disdicevole ed anzi probabilmente consigliabile.

Ma ha senso anche tracciare un itinerario, una linea tra le infinite possibili, che permetta di cogliere al turista e al viaggiatore qualcosa di questa città eterna.
Il centro storico della nostra città sa essere molto generoso, pur estendendosi in un territorio decisamente vasto ha infatti un’altissima densità di bellezza. Opere d’arte, musei, chiese e monumenti, si susseguono rapidi, talvolta a distanza di pochi metri l’uno dall’altro.

Abbiamo quindi provato a raccogliere in una sola passeggiata alcune delle tante bellezze di questo luogo.

L’itinerario parte dal nostro caffè ristorante, Santa Maria Osteria Romana, che si trova a ridosso della stazione Termini, in via Gioberti 28. Poichè di passeggiata si tratta, non possiamo sicuramente partire consigliandovi un museo. Eppure sarebbe imperdonabile non menzionare almeno di sfuggita due luoghi veramente vicini al ristorante Santa Maria Osteria Romana. Sono Palazzo Massimo e le Terme di Diocleziano, entrambi facenti parte del complesso del Museo Nazionale Romano (che comprende anche la Crypta Balbi e Palazzo Altemps) ed entrambi luoghi sicuramente da visitare, seppur in parte trascurati dalle visite tanto dei turisti che dei romani.

Ma iniziamo con la passeggiata vera e propria.

Usciti da Termini e superato il nostro ristorante, proseguite su via Gioberti. La via vi condurrà su una delle piazze più importanti e belle di Roma: piazza di Santa Maria Maggiore.
La Chiesa di Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali della città, si staglierà imponente alla vostra destra appena usciti da via Gioberti.

 

mappa itinerario colosseo fori
Gli 8 posti da vedere a piedi in un giorno. Posti insoliti e segreti di una Roma da scoprire.

Colle Oppio e la strana veduta del Colosseo

Costeggiate la piazza e girate a sinistra su via Merulana, la via che collega Santa Maria Maggiore alla Basilica di San Giovanni in Laterano.
Girate a destra quando siete su Largo Brancaccio e poi subito a sinistra su via del Monte Oppio. Arriverete all’ingresso del Parco di Colle Oppio, 11 ettari di vegetazione intervallata da rovine, in pieno centro di Roma. Qui si estendeva la famosa Domus Aurea di Nerone, oggi in restauro ed accessibile ai visitatori solo in occasioni particolari.
Vi consigliamo però di non prendere questo ingresso ma di girare a sinistra su via delle Terme di Traiano e di entrare dall’ingresso successivo. Seguendo la strada vi troverete nella splendida piazza Martin Lutero, un luogo incantato e fuori dal tempo, decisamente adatto per la prima pausa.

Proseguendo su via della Domus Aurea inizierete ad intravedere, prima nascosto dagli alberi, poi sempre più vicino, il monumento simbolo della città: il Colosseo.
La fine della via vi permetterà di cogliere una delle vedute più particolari del Colosseo. Osservate infatti con attenzione. Notate qualcosa di particolare?

Le ultime due arcate sono riempite di mattoni e l’andamento degli archi si interrompe con un enorme sperone in laterizio. È il famoso intervento di restauro ultimato dall’architetto Raffaele Stern nel 1807, effettuato a seguito del terremoto dell’anno precedente. L’intervento fu quindi emergenziale e tuttavia di grande valore per la storia del restauro. Economico rispetto a progetti concorrenti, oggi appare assorbito nell’architettura del monumento. Stern ne andava fiero – è “il solo lavoro moderno che può sostenere il confronto delle antiche opere laterizie” -, le critiche tuttavia non mancarono, a cominciare da quella dell’ispettore francese Guy de Gisors che avrebbe preferito una ricostruzione.

Proseguendo dritti sulla strada in salita e girando poi a destra su via del Fragutale noterete un piccolo e particolare ponte. E’ un camminamento sopra via degli Annibaldi da cui potrete godere di una seconda particolare veduta del Colosseo, una posizione decisamente da foto.

entrata colle oppio
colle oppio parco
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Il Mosè di Michelangelo a San Pietro in Vincoli

Vi consigliamo di proseguire sulla piccola via del Fragutale fino a piazza di San Francesco di Paola. Nella piazza troverete delle scalette, prendetele a salire, verso destra. Passati sotto l’arco vi ritroverete in una piazza decisamente sorprendente: piazza San Pietro in Vincoli. Qui sorge la celebre basilica di San Pietro in Vincoli (anche basilica Eudossiana).
La basilica, articolata in tre navate separate da colonne doriche in marmo, custodisce alcune opere di primo piano. Ci sono ad esempio il Sant’agostino e la pala Santa Margherita di Antiochia del Guercino e la Liberazione di San Pietro del Domenichino.

Ma, naturalmente, la chiesa è famosa in tutto il mondo perchè ospita la tomba di Giulio II con il Mosè di Michelangelo, una delle opere più importanti nella storia della scultura occidentale.
E’ proprio al Mosè, narra la leggenda, che Michelangelo rivolse la celebre esortazione: “Perchè non parli?”.

L’attuale collocazione della tomba di Giulio II – il cui progetto grandioso e travagliatissimo dei primi decenni del Cinquecento venne ampiamente modificato – tradisce in parte l’intento di Michelangelo. La visione del Mosè era infatti stata pensata in laterale e dal basso (motivo per cui busto e testa risultano ‘allungati’ rispetto al resto del corpo), mentre in San Pietro in Vincoli l’opera viene ammirata per lo più frontalmente.

La figura del Mosè viene scolpita dal 1513 assieme alle due splendide statue note come Schiavo morente e Schiavo ribelle (oggi al Louvre). Come nel David, ma con forme più articolate e mature, la statua sembra in bilico tra l’azione e la quiete. Il corpo, seduto, appare quasi rilassato mentre i muscoli di gambe e braccia sono delineati e tesi, come in uno sforzo, e la torsione del collo lascia immaginare un impossibile prossimo movimento.

mose michelangelo san pietro vincoli
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Il rione Monti e il foro di Augusto

Riprendete le scalette, questa volta a scendere, e procedete a sinistra. Girate poi sulla prima via a destra (via dei Serpenti).

Vale infatti la pena di girovagare un po’ nel primo rione di Roma, il rione Monti. Quartiere storico della città, ha subito nel corso dei secoli diverse riorganizzazioni geografiche. La zona in cui vi state addentrando è la celebre Suburra (Subura), quartiere popolare a ridosso dei fori, noto un tempo per le locande di basso livello e i lupanari. Oggi il quartiere, assolutamente riqualificato, è uno dei più in voga della città.
Tuttavia, percorrendolo nei momenti di minor frequentazione, è ancora possibile riconoscere nelle piccole vie la eco della popolanità che fu. Il quartiere è infatti uno dei pochi del centro storico a mantenere una sua identità specifica. Merito del noto orgoglio monticiano dei residenti più legati alla storia del quartiere che provano, con alterne fortune, a tutelarne lo spirito e la bellezza.

Seguendo via dei Serpenti vi ritroverete nel cuore del quartiere, la piazza della Madonna dei Monti, centro di ritrovo di molti giovani romani soprattutto nei weekend estivi.
Le vie più note del rione sono via Panisperna, particolarissima per l’andamento “sali e scendi” e famosa anche per essere stata sede dei “ragazzi di via Panisperna”, via del Boschetto e via Urbana. Ma gli scorci unici di questo piccolo rione sono veramente moltissimi.

Altra via nota e bellissima del quartiere è via Baccina, che parte proprio dalla piazzetta di Monti. Al termine di via Baccina troverete un arco che si apre all’interno di un alto muro. Siete per l’appunto davanti al muro che separava i fori dalla Suburra. Un muraglione imponente in blocchi di peperino e pietra galbina, alto fino a 33 metri sui fori nel tratto più elevato. Tale muro rispondeva a varie esigenze, non ultima era costruito in materiale ignifugo per proteggere il foro dai frequenti incendi della Suburra. Quello che si vede attraverso l’arco di via Baccina è il foro di Augusto, primo imperatore di Roma.

Nel 42 a.C. prima della decisiva battaglia di Filippi contro i cesaricidi, Ottaviano fece un voto promettendo di edificare un Tempio a Marte Ultore (Vendicatore) in caso di vittoria. Nacque così l’esigenza di ritagliare uno spazio per un terzo foro (dopo il foro Romano e quello di Cesare) nell’affollato centro di Roma. Come accadde per Cesare, anche Ottaviano dovette acquistare numerose proprietà private e ricorrere ad espropri (limitati, secondo Svetonio).

Al di là del solenne voto, il foro rispose in realtà a varie esigenze della popolazione: in gran parte il foro svolgeva attività di tribunale necessarie a causa dell’aumento di processi in città ma era anche il luogo in cui il Senato deliberava di guerra e di pace. Nel tempio di Marte venivano poi iscritti alle liste militari i rampolli delle migliori famiglie ed i generali vittoriosi deponevano le loro insegne. Era insomma un ‘centro polifunzionale’, politico, militare ed amministrativo. Era in ultimo anche una splendida galleria scultorea di personaggi mitici e storici, da Enea alla Gens Iulia.

Ma lo potrete ammirare meglio a breve. Girate a destra e poi subito a sinistra in una corta via prima della salita – potrebbe sembrare a prima vista una strada chiusa – da cui è possibile accedere ad una piccola meravigliosa passerella sul foro di Traiano.
Sulla sinistra c’è l’accesso alla Casa dei Cavalieri di Rodi, visitabile solo in particolari occasioni, da cui si può accedere alla splendida Terrazza Domizianea.
Prima di percorrere la passerella date almeno uno sguardo alla Piazza del Grillo. E’ la sede del palazzo del Grillo, divenuta celebre per il film di Monicelli, il Marchese del Grillo, con Alberto Sordi.

Terminata la passerella vi ritroverete su via dei Fori Imperiali. Luogo che, naturalmente, si lascia guardare.

La passeggiata è stata già abbastanza lunga e molto ricca. Se vi sentite stanchi potete saltare qualche tappa del nostro itinerario per arrivare direttamente nella “zona del Caravaggio”. In tal caso potete girare a destra per Piazza Venezia e prendere l’autobus 64 fino alla fermata Corso Vittorio/Sant’Andrea della Valle, sarete a ridosso di Corso Rinascimento.

Per chi invece se la sente di proseguire, consigliamo altre tre tappe assolutamente splendide.

rione monti roma
foro augusto roma
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Il carcere mamertino e il Clivo Argentario ai fori Romani

Il foro Romano è naturalmente uno di quei luoghi unici al mondo che meritano di essere esplorati integralmente. La storia dei fori permette infatti di comprendere in profondità gran parte dell’essenza della Roma classica e della sua evoluzione. I fori sono stati a lungo il vero cuore pulsante della città, il luogo degli incontri, dei commerci e della politica. La transizione all’impero iniziata con Cesare ha poi segnato urbanisticamente l’intera zona e politicamente l’intera società romana. Come ricordato, i primi imperatori hanno infatti costruito dei fori privati, i fori Imperiali, che ancora oggi portano il loro nome.

Considerato l’altissimo afflusso di turisti nella zona, se non volete visitare tutti i fori, vi consigliamo uno dei luoghi più particolari e meno battuti. Percorrendo via dei Fori Imperiali verso destra, vedrete ad un certo punto una strada in salita sulla sinistra, prendetela e girate subito a sinistra sul Clivo Argentario, un tratto di strada di età repubblicana scoperto durante delle indagini effettuate nel 2006. La strada percorreva le pendici del Campiglio e venne munita di una fogna in lastroni di tufo per raccogliere le acque piovane nel II-I sec. a.C.. La scoperta del 2006 è stata rilevante anche perchè ha permesso di comprendere meglio la corposa riorganizzazione urbanistica fatta da Cesare per costruire il proprio foro (alla vostra sinistra, se state percorrendo il Clivo Argentario).
Cesare, in competizione con Pompeo che nel 55 a.C. aveva inaugurato il suo Teatro nel Campo Marzio, decise di costruire il proprio foro in un area densamente popolata. Acquistò le abitazioni private con un investimento economico impressionante, 60 milioni di sesterzi, secondo Cicerone, 100 milioni per Plinio il Vecchio e Svetonio, frutto in gran parte della vincente campagna in Gallia.

Proseguendo arriverete al carcere mamertino, l’antico carcere romano. Furono ‘ospiti’ del carcere numerosi personaggi illustri, ad esempio Giucurta, Vercingetorige e i santi Pietro e Paolo. Sopra al carcere, in un ‘assurdo’ e particolarissimo connubbio, è stata edificata la Chiesa di San Giuseppe dei falegnami.
Il piccolo ‘piazzale’ in cui siete, via del Tulliano, è, a parere di chi scrive, uno dei luoghi magici della città.

L’affaccio sul foro Romano merita sicuramente qualche secondo di contemplazione e potrete tra l’altro osservare da una prospettiva privilegiata il grande arco di Settimio Severo. A destra dell’arco sono bene visibili sia le colonne del Tempio di Saturno, uno dei luoghi di culto più antichi di Roma, che quelle del Tempio di Vespasiano e Tito. Alle vostre spalle la Chiesa dei Santi Luca e Martina, con il monumento funebre e la cripta di Pietro da Cortona.

Sulla destra salgono alcune scalette, invero un po’ faticose. Potete prendere quelle o altrimenti la via in salita di prima, via di San Pietro in Carcere, per giungere alla prossima meta dell’intinerario.

foro cesare roma
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Piazza del Campidoglio e la rupe Tarpea

Terminata via di San Pietro in Carcere si apre una magnifica piazza: Piazza del Campidoglio. Radicalmente riprogettata da Michelangelo nel 1534-1538, dopo lentissimi lavori (Michelangelo, morto nel 1564, non potè seguirne tutta la realizzazione) coerenti con il progetto michelangiolesco la piazza è divenuta il gioello che oggi potete ammirare. La piazza è sede dei Musei Capitolini, uno dei musei principali della città.
Potete, se volete, scendere subito per la Cordonata (la particolare ‘scalinata’, realizzata da Michelangelo) che arriva in Piazza d’Aracoeli e poi girare a sinistra e subito a destra su via Montanara. Percorrendo questa via, non potrete non notare il Teatro Marcello, la cui figura può ricordare quella di un piccolo Colosseo.

Ma se ne avete voglia potete invece prendere via del Campidoglio e proseguire circumnavigando i Musei Capitolini. Una passeggiata suggestiva e rilassante che vi permetterà di osservare i fori da un’altra prospettiva.
Seguendo questa via vi troverete in prossimità della Rupe Tarpea, la rupe che declina dalla parte meridionale del Campidoglio fino all’odierna via del teatro Marcello. Più che la vista della rupe, meglio visibile dall’altro lato, ossia dal basso, ad esempio da Piazza della Conciliazione, è significativa la storia che essa custodisce.

Secondo tradizione venivano gettati da questa rupe i traditori condannati a morte. La rupe prende il nome da Tarpea, figlia di Spurio Tarpeo, custode della rocca capitolina. Tarpea sembra fosse colpevole di tradimento poichè indicò ai Sabini il sentiero nascosto per raggiungere il Campidoglio. Lo storico Tito Livio racconta che fu il re sabino Tito Tazio a corrompere la ragazza. Una volta entrati i Sabini uccisero però Tarpea, forse come punizione per il tradimento, seppellendola nella rupe che porta oggi il suo nome. La leggenda riportata da Livio racconta un altro curioso particolare. I Sabini erano soliti indossare sul braccio sinistro preziosi bracciali e gioielli ma, in battaglia, portavano con la sinistra anche gli scudi. Tarpea pattuì come ricompensa del tradimento “ciò che i Sabini reggevano con la sinistra”. La leggenda esita a spiegarci se il riferimento era agli scudi o – più probabilmente – ai preziosi. Fatto sta che come ulteriore sfregio per il tradimento i Sabini coprirono il cadavere della giovane donna con degli scudi.

La storia di Roma antica si mescola spesso con la leggenda. E gli episodi mitici – come del resto la storia vera e propria – sono non di rado molto cruenti.

piazza del campidoglio roma
rupe tarpea
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Il quartiere ebraico e la prospettiva di Borromini

Proseguendo dritti su via Montanara vi troverete in un altro dei quartieri più belli della città, il quartiere ebraico. E’ il ‘ghetto di Roma’, uno dei più antichi del mondo.

Continuando sempre dritti arriverete nella piccola piazza Mattei al cui centro sorge una delle tante splendide fontane della città, la fontana delle Tartarughe, realizzata dallo scultore Taddeo Landini nel 1588, probabilmente su disegno di Giacomo della Porta.

Il quartiere merita naturalmente numerose deviazioni (è la sede, ad esempio, del Tempio Maggiore di Roma, la più importante sinagoga della città), ma per giungere alla prossima tappa basta proseguire dritti, superare via Arenula, e continuare su via dei Giubbonari.

Girando a sinistra su via dell’Arco del Monte e poi alla prima a destra, via Capo di ferro, raggiungerete Palazzo Spada.
All’interno di Palazzo Spada troverete uno dei più sorprendenti artifici del barocco: la prospettiva del Borromini.

Si tratta di una galleria costeggiata da colonne in fondo alla quale scorgerete in lontananza una statua in marmo. Apparentemente la galleria sembra lunga 30/40 metri. Eppure, non è così! Ve ne accorgerete quando una guida percorrerà la galleria. La reale lunghezza della galleria è poco più di 8 metri e la statua che vedete in lontananza non è poi così lontana, è semplicemente ‘piccola’.

I vostri occhi sono caduti vittima di uno straordinario gioco prospettico ideato dal genio barocco del Borromini.
Roma, cosa spesso trascurata dai turisti, non è infatti solo una città classica, è anche l’eccellenza del barocco. Prova ne sono due fondamentali chiese in cui vi imbatterete nella passeggiata che vi porterà ad ammirare Caravaggio.
La prima che incontrerete è la Chiesa di Sant’Andrea della Valle su Corso Vittorio, subito sulla destra dopo Largo dei Chiavari. La seconda è Sant’Ivo alla Sapienza su Corso Rinascimento, altro capolavoro del Borromini.

galleria spada borromini
ghetto ebraico roma
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I quattro capolavori di Caravaggio nel centro di Roma

Proseguite su Corso Rinascimento e girate alla prima a destra, via del Salvatore. Sulla sinistra vedrete una chiesa di medie dimensioni, San Luigi dei Francesi. Al suo interno, nell’ultima cappella della navata di sinistra (Cappella Contarelli), troverete ben tre opere del Caravaggio. Sono le famose Storie di San Matteo: la vocazione di San Matteo (sinistra), San Matteo e l’angelo (centro) e il Martirio di San Matteo (destra).

E’ un ciclo fondamentale per la comprensione di Caravaggio perchè è di fatto la prima grande commessa che l’artista riesce ad ottenere. La decorazione della cappella è stata a lungo ostacolata dal conflitto religioso in Francia che si scioglie definitivamente solo con la conversione di Enrico IV al cattolicesimo nel 1595 e con il successivo Editto di Nantes del 1598. La commessa è del 1599 ed è pienamente inserita nel dibattito teologico sul rapporto tra grazia e libero arbitrio (uno dei terreni di scontro tra cattolici e protestanti) che Caravaggio utilizza come motivo di riflessione profonda sul rapporto tra l’uomo e il divino.

La Vocazione raffigura la scena della chiamata di San Matteo coerentemente col racconto dei Vangeli sinottici (il Vangelo di Luca, di Marco e dello stesso Matteo). E’ per tramite del geniale gioco di mani che si svolge il rapporto tra l’uomo Matteo e la divinità incarnata, Cristo. E’ difficile non riconoscere nella mano di Cristo la mano dell’Adamo di Michelangelo nell’immagine più celebre della Cappella Sistina. La mano del primo uomo in Michelangelo diviene quella del Cristo in Carvaggio.

L’opera nel mezzo, San Matteo e l’angelo, è una seconda stesura. L’angelo è attributo ricorrente del Santo secondo un’iconografia storicamente consolidata.
La prima versione, rifiutata, è andata distrutta nella seconda guerra mondiale ma ne restano dei chiari disegni che mostrano una vicinanza fisica tra San Matteo e l’angelo che scompare nella versione che state ammirando. Sono varie le possibili motivazioni che hanno portato al rifiuto dell’opera – probabilmente ‘scorretta’ da un punto di vista strettamente teologico – ma la più tradizionale indica nella vicinanza erotica tra Matteo e l’angelo la causa del rifiuto.
Potete notare come in quest’opera è nella mano in quanto “scrittura” che si concretizza il rapporto col divino.

Il Martirio, opera complessa e dalla composizione quasi ‘cinematografica’, raffigura un sicario del re Irtaco che, spada sguainata, blocca la mano di San Matteo impedendogli di arrivare alla palma del martirio che l’angelo porge dall’alto.
Curiosità significativa, Caravaggio si ritrae nel gruppetto di sinistra, mentre assiste alla scena.

Usciti da San Luigi girate a sinistra e poi nuovamente alla seconda a sinistra (via di Sant’Agostino). Le sorprese per gli amanti di Caravaggio non sono infatti finite qui. All’interno della basilica di Sant’Agostino troverete una delle più note opere del grande artista: la Madonna dei Pellegrini. Databile attorno al 1604-1605, l’opera raffigura due pellegrini inginocchiati rivolti verso la Madonna che porta in grembo Gesù bambino.

Suscitano da sempre sorpresa i piedi nudi dei protagonisti, in particolare quelli sporchi dei pellegrini. Scelta molto criticata in passato è invece oggi una delle immagini più emblematiche dell’attaccamento del Caravaggio ad una umanità concreta e reale.
La scelta della povertà della raffigurazione venne fatta quantomeno in accordo con i committenti, se non su esplicita richiesta. Il dipinto è infatti stato commissionato dalla famiglia Cavalletti come pala d’altare per la cappella funeraria del marchese Ermete Cavalletti. I due pellegrini raffigurano proprio il marchese e la madre; l’identificazione tra la nobile famiglia e i poveri pellegrini sarebbe stata naturalmente impossibile senza la benevolenza della committenza.
Il pauperismo borromaico ed oratoriano era d’altronde largamente diffuso al tempo, nel De Pictura Sacra del cardinal Federico Borromeo (nipote di san Carlo) si considerano i piedi nudi come espressione di fede autentica e segno del cammino percorso dall’anima peccatrice per ricevere il perdono del Padre. L’abbigliamento sia della Madonna che dei pellegrini è inoltre pienamente coerente con la tradizione della Madonna di Loreto, nome con cui da sempre le fonti indicano l’opera. A Loreto è infatti conservata secondo la tradizione cattolica la casa di Maria a Nazareth, trasportata in seguito all’invasione musulmana prima in Dalmazia, poi a Fiume, successivamente a Recanati ed infine – nel 1295 – a Loreto.

Usciti dalla chiesa, sulla destra, troverete invece l’ingresso ad una delle più belle biblioteche della città, la biblioteca Angelica.

cappella contarelli
la vocazione di san matteo caravaggio
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Santa Maria della Vittoria e l'Estasi di Santa Teresa del Bernini

Arrivati a questo punto immaginiamo che anche i più temerari saranno decisamente affaticati per la lunga passeggiata. Potete tornare su Corso del Rinascimento e prendere l’autobus 492 (la fermata è davanti Sant’Ivo) che conduce a Largo Susanna, a pochi metri dall’ingresso di Santa Maria della Vittoria.

I veri atleti però possono anche incamminarsi verso l’ultima tappa a piedi prendendo prima via delle Coppelle, poi via del Tritone ed infine via Barberini. Sono circa due chilometri di camminata in pieno centro storico. I luoghi degni di segnalazione in zona sono naturalmente numerosissimi, citiamo giusto il Pantheon e le due fontane di Bernini (Fontana del Tritone e Fontana delle Api) a Piazza Barberini.

La principale attrazione della splendida Chiesa di Santa Maria Vittoria è naturalmente la Transverberazione di Santa Teresa d’Avila del Bernini, nella cappella Cornaro. La spettacolare opera è del 1646-1652. La Santa spagnola era considerata dalla Chiesa, riorganizzatasi dopo la Controriforma, una delle figure più rilevanti.

La scultura raffiugura un angelo che con un dardo d’oro, simbolo dell’amore divino, trafigge il cuore di Santa Teresa in estasi. Il panneggio della Santa, modellato magistralmente, crea un gioco d’ombre che vanno via via schiarendosi nel marmo dei busti dando alle figure principali una meravigliosa ‘sospensione’ ulteriormente accentuata dall’invisibile fonte di luce posta al di sopra. Bernini raggiunge qui una difficilmente eguagliabile commistione creativa tra scultura, architettura e disegno pittorico.

Un’opera altamente scenica e sorprendente, con cui ci piace chiudere la nostra passeggiata nel centro di Roma.

Incamminandovi per via Vittorio Emanuele Orlando, superata Piazza della Repubblica, sarete nuovamente a Termini.

Il nostro caffè ristorante, il Santa Maria in via Gioberti, è pronto ad accogliervi dopo il lungo giro tra le bellezze di Roma. Il nostro menù, che potete consultare online, raccoglie molti dei piatti tipici della cucina romana.

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